Sulla mia pelle

La storia di Stefano Cucchi la conoscete tutti insieme al coraggio della sorella Ilaria. Il bellissimo film di Alessio Cremonini che ha aperto la sezioni Orizzonti al Festival di Venezia e prodotto da Netflix narra gli ultimi sette giorni della vita di Stefano.

Non voglio entrare nei dettagli della storia visto che mi rimane molto difficile tenendo in considerazione che non si è ancora fatta luce sulle responsabilità dirette delle violenze fisiche che subì Stefano. Ho lavorato e continuo a lavorare qualche volta con i corpi di sicurezza Italiane e conosco abbastanza bene quel mondo, come d’altro canto come essere umano non ho potuto che sentirmi disgustato da quello che è accaduto a quel povero ragazzo.

Sulla mia pelle è purtoppo una storia comune in molti ambiti della nostra società, la stortura sta nel fatto che esistono delle “mele marce” che invece di salvaguardare la nostra salute e sicurezza, usano il loro potere per sfogare qualche loro turbamento.

Il film narra dell’ultima settimana di Stefano Cucchi, un giovane geometra Romano, che trovato in possesso di varie confezioni di droga viene arrestato e portato in custodia cautelare. Non parlerò della storia che è stata narrata tante volte sui giornali e in televisione e della quale vi farete un’idea vedendo il film.

Voglio soffermarmi sull’opera d’arte che narra in modo quasi religioso il dolore di un essere umano. Gli attori sono tutti molto bravi e misurati, ma naturalmente staglia su tutti Alessandro Borghi la quale bravura conoscevamo grazie a Suburra e a molte altre opere. Borghi s’mmedesima in Stefano Cucchi arrivando non solo a dimagrire 15 chili, ma anche a modificare la sua voce come quella del sfortunato ragazzo e carpendone le movenze. Una grandissima prestazione che fa venire i brividi. Borghi non recita solamente, ma ci fa vivere il dolore fisico del ragazzo. Raramente ho visto un attore che reciti il dolore fisico, e Alessandro Borghi è magnifico nel farlo.

Alcune scene della solitudine di Cucchi nelle carceri e negli ospedali, hanno una composizione fotografica da quadro. Sembrano immagini medioevali della passione di Cristo. Lui, Borghi/Cucchi, è un Cristo umano che soffre il dolore ingiusto per un motivo che a noi risulta sconosciuto.

Un film assolutamente da vedere, da vivere pienamente e intensamente, e da non dimenticare.

 

 

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