L’Ultimo Schiaffo

Ho avuto il piacere di Vedere l’ultimo sforzo creativo, e secondo film dopo “Zoran, il mio nipote scemo”, di Matteo Oleotto che oltre ad essere un bravo regista è anche uno dei miei amici più cari.

Matteo vive a Gorizia e le sue radici sono nell’humus ricco e corposo dei luoghi di confine, terre piene di gente schiva ma vera, di vino e grappa, di neve e montagne dai colori pieni di contrasto. Come Sorrentino narra Napoli e i suoi dintorni, Matteo fa lo stesso con i suoi film facendoci conoscere i suoi luoghi del cuore. I personaggi sono sicuramente presi dalla vita vera, simboli di umanità e fratellanza che simboleggiano un modo di vedere le cose e di vivere la vita.

“L’ Ultimo Schiaffo” è un atipico film natalizio, visto che si svolge nei giorni che precedono il Natale, ma al tempo stesso si distacca dai classici cliché del genere.

Oleotto sceglie di raccontare una storia intima, fatta di piccoli gesti e silenzi eloquenti, dove il freddo delle montagne friulane si riflette nei cuori dei protagonisti, ma lascia spazio anche a momenti di calore umano e riconciliazione. La narrazione procede con un ritmo pacato, quasi contemplativo, che permette allo spettatore di immergersi completamente nell’atmosfera sospesa tra malinconia e speranza.

Seguiamo due fratelli, Petra e Jure, che si arrabbatano a cercare espedienti per “tirare a campare”. Petra, una ottima Adalgisa Manfrida (ne sentiremo parlare) trascina il fratello Jure (bravissimo Massimiliano Motta) in avventure che consolidano il loro rapporto, e nello stesso tempo portano qualcosa alla tavola da mangiare. Petra è sanguigna, selvaggia e opportunista, mentre Jure al contrario è un ragazzo dolce e semplice che crea relazioni empatiche con tutti, in particolare con la madre malata (un ottima Rossana Mortara)

Mentre setacciano il paese per opportunità, vedono un cane che poi scoprono essersi allontanato dalla sua vecchia padrona, la Sig.ra Ines. Il cane si chiama Marlow, e Petra inizia la ricerca dell’animale con l’intento poi di prendersi la ricompensa. Naturalmente, non va tutto esattamente come progettato e I due s’imbattono in situazioni paradossali che portano alla risata, ma anche alla loro disperazione. Gli attori di contorno sono bravi a creare personaggi che disegnano la comunità del luogo. L’ attore feticcio di Oleotto, Giuseppe Battiston, è il parroco del paese, buono e saggio, mentre il bravissimo Giovanni Ludeno, disegna un icona dei nostri tempi: il tizio che segue I podcast di true crime che mescola la cronaca con la realtà. Gli altri attori, molti dei quali non professionisti, offrono interpretazioni genuine, confermando la volontà del regista di restituire verità e profondità ai suoi personaggi.

La regia di Oleotto, che ha sceneggiato l’opera insieme a Pierpaolo Piciarelli e Salvatore De Mola, si distingue per la capacità di cogliere l’autenticità dei paesaggi e delle persone, senza mai cadere nello stereotipo. “L’Ultimo Schiaffo” è un film che parla di redenzione, di perdono e di legami familiari, raccontando una storia universale, ma saldamente radicata nella sua terra d’origine. Un’opera delicata che, come un bicchiere di buon vino locale, lascia un retrogusto persistente e autentico, capace di commuovere e far riflettere.

Quando uscirà nella sale fatevi questo regalo di Natale e andate a vederlo.

Un pensiero riguardo “L’Ultimo Schiaffo

  1. Caro Paolo, so che tu e Sergio lo avete visto. Ti ringrazio della segnalazione e appena uscirà nelle sale perchè il lavoro di Matteo Oleotto è sempre molto interessante. A presto Annamaria

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