Michael Moore a me piace. Penso che faccia parte degli “ Americani illuminati”. Lo trovo molto intelligente e sagace, ed è anche un bravo regista. Ho visto il suo ultimo lavoro, “Where to invade next?” e credetemi è veramente piacevole oltre ad essere un documentario interessante e intelligente. Il suo lavoro nasce da una domanda: “ Visto che gli Stati Uniti invadono per portare la loro cultura, e si è visto che non sempre hanno avuto successo cosa accadrebbe se gli Stati Uniti invadessero per portarsi a casa qualcosa della cultura del paese invaso?” . E allora Moore si arma di bandiera a stelle e strisce e “invade” molti paesi Europei e anche uno del Nord Africa (Tunisia). Per ogni paese coglie qualcosa che per l’ americano medio è fonte di sorpresa e a volte di sgomento, e poi idealmente si riporta quella cosa a casa.
Viene in Italia, primo paese invaso, e va nel nord dove i lavoratori in una fabbrica gli parlano dei permessi e delle ferie. Sapete che negli Stati Uniti in molte compagnie la parola “ ferie” non esiste, e dunque con poche interviste riesce a farci capire la differenza tra un mercato del lavoro e l’altro. Va poi in Finlandia dove il sistema scolastico è basato su testi che non sono standardizzati e dove non ci sono scuole private e dove NON si fanno compiti, perché il bambino deve vivere come un bambino. Va in Francia, sempre in una scuola, e ci fa vedere la differenza del cibo in Europa, e quella specie di merdazza che danno ai ragazzi nelle scuole Statunitensi. Chiaro che il film è dedicato soprattutto agli americani, ma è interessante anche per noi europei. Va in Germania per parlare del rispetto dei lavoratori, in Slovenia per far vedere che in quel paese (bellissima Lubiana) le università sono pubbliche e gratuite, e poi va nelle prigioni Norvegesi per parlare del loro sistema penale. Visita poi il Portogallo e finisce con la Tunisia. Il film/documentario è molto dolce e bello, e finisce poi con due considerazioni molto forti che mi trovano totalmente in accordo con lui.
La prima è che nei paesi dove le donne sono altamente rappresentate nella politica, le cose vanno meglio. Lui, come me, sostiene che se vogliamo salvare il mondo, dobbiamo permettere le donne di governarlo.
La seconda considerazione è che molti dei concetti espressi e seguiti dai paesi in questione dalle loro politiche, nascono proprio dagli Stati Uniti. I professori leggono i libri dei professori Americani, e gli esempi delle prime lotte di classe per donne vengono proprio dal paese di Obama. Tristemente capiamo che hanno perso la fiamma, la visione. Quello che li contraddistingue in positivo, il loro senso “ sociale” , rispetto per la “ patria” e “ melting pot” , si stanno annacquando colpiti da paure assurde e concetti bislacchi. Gli americani si sono distratti, e stanno cadendo giù in un pozzo profondo e buio, e speriamo che se ne accorgano in tempo. Un film interessante che ti lascia riflettere, senza dubbio da vedere.
Siccome devo parlarvi anche delle cagate, ecco il vostro eroe che si è sparato “ London has Fallen” del regista (si fa per dire regista…) Babak Najafi. Ora vi faccio capire subito di cosa si tratta. Il Primo Ministro Inglese muore e ci sono i funerali di stato. Si saprà dopo che era stato avvelenato appositamente dal cattivo arabo, tale Amir Barkawi. I capi politici di tutte le superpotenze vanno a Londra per i funerali. Ora sentite questa: il primo ministro Italiano si chiama…..Antonio Gusto. L’unica scena dove si vede si svolge su una delle tue torri di Westminster dove lui sta abbracciato a sua moglie che avrà 30 anni meno dl lui. Lui le dice “Cara non sei contenta che stiamo facendo una visita privata su una delle torri di Westminster che nessuno mai riesce a fare??” Capito il messaggio???? Naturalmente va anche il Presidente degli Stati Uniti e il capo della sua protezione ravvicinata è l’eroico Mike Banning (Gerard Butler senza barba, dunque brutto) che ha già salvato da solo il presidente nella precedente cagata “Olympus has fallen” . È chiaro che uno che si siede e si vede un film del genere sa cosa aspettarsi. Violenza gratuita, un uomo contro tutti, gente spappolata, ingiustizie varie, etc. La cosa che però mi ha dato parecchio da pensare è la xenofobia espressa chiaramente dall’ eroico protagonista. Non solo “ voi siete i cattivi e noi i buoni” che pervade tutto il film, ma anche “non vi preoccupate noi tra 100 anni ci saremo ancora, e vi daremo la caccia anche quel giorno” e altre idiozie varie. Anche qui bisognerebbe analizzare dettagliatamente che hanno nella testa gli sceneggiatori e cosa vogliono dire….forse si stanno preparando per Trump?? Pensate che l’ eroe dice ai cattivi che devono tornare da dove sono venuti, cioè dal “ Fukistan” . Vabbè.
E ora parliamo di un bel film: “Demolition” del regista Canadese Jean-Marc Vallèe (quello di Wild e Dallas Buyers Club). Inizio subito con il lancio della mia personalissima campagna. Visto che avevo fatto la campagna per “ L’ Oscar a Di Caprio” e l’ ha vinto, ora vi tartasserò con “ Oscar a Gyllenhaal” . Per me è uno dei migliori attori sulla piazza, e l’ ho sempre seguito e apprezzato durante la sua lunga carriera dove ha tenuto le redini di molti film che a me sono piaciuti tantissimo. Ricordiamoci il mitico Donnie Darko, Brokeback Mountain, The Prisoners, Nightcrawler e Southpaw. Qui è Davis, un broker di successo, che è sposato con Julia, la figlia del capo. Stanno in macchina, lei guida, e vengono travolti da un camion. Lei muore. Lui si anestetizza, cammina nei corridoi dell’ ospedale come se fosse atterrato da un altro pianeta. Si abbassa a pulire una goccia di sangue dalla sua scarpa. Mette dei soldi in una macchinetta per comprarsi degli M&M’s, ma s’incastrano. Torna a casa, e scrive al servizio clienti della ditta della macchinetta una lettera dove inizia a denunciare il problema, ma poi lentamente inizia a scrivere della sua vita.
Le lettere vengono lette da Karen che lavora nella ditta che alla fine, incuriosita, lo cerca e lo trova. Inizia un amicizia strana, dove entra anche il figlio di Karen, Chris, adolescente problematico solo perché non ha capito ancora che la vita è fatta di sfumature. Come si affronta il dolore? Come si capisce se si è veramente amato? Come? Davis decide di andare in fondo nella ricerca delle risposte, e sa che probabilmente tagliare a pezzi le cose permette di capirle meglio. Inizia a demolire, non per ricostruire ma per vedere le cose rotte …da dentro. Un film intelligente e profondo che ci lascia con tanti pensieri. La vita non sempre è come pensiamo sia, e lui capisce anche con dolore che anche le persone a cui vogliamo bene hanno lati nascosti. Il suo è un cammino pieno di dolore che affronta nel suo personalissimo modo fino ad arrivare ad una catarsi e a una decisione finale che lo riappacifica con la sua vita. La scena finale è bella. Alla fine ci viene voglia di abbracciarlo forte e di dirgli grazie di averci resi partecipi di questo suo momento così privato e umano.