Adolescence

La serie britannica di quattro episodi, Adolescence è un ritratto vivido e realista delle sfide e delle trasformazioni che caratterizzano questa fase della vita. Attraverso una narrazione coinvolgente e personaggi ben sviluppati, la serie esplora i cambiamenti fisici, emotivi e psicologici che accompagnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

La serie inizia con il raid mattutino di una squadra di polizia, capitanata dall’Ispettore capo Luke Bascombe, in una casa di un normale quartiere dello Yorkshire. Entrano nella casa della famiglia Miller, composta dal padre Eddie e la madre Manda, e dei due figli, l’adolescente Lisa e il tredicenne Jaimie. La polizia sfonda la porta e arresta Jaimie trasportandolo nella vicina stazione della polizia in un corteo delle forze dell’ordine.

Seguiamo lo smarrimento di tutti gli interpreti, e grazie alla ripresa in piano sequenza di tutta la serie, siamo coinvolti empaticamente con i turbamenti scaturiti dai protagonisti.

Ogni puntata ci mostra una fase della storia. Nella prima viviamo l’arresto, nella seconda la polizia si reca nella scuola frequentata da Jaimie alla ricerca di prove e delle motivazioni che possano giustificare il fatto accaduto. La terza puntata s’incentra sul colloquio tra Jaimie e la psicologa che tenta di comprendere cosa ci sia dietro la vicenda, e nel quarto e ultimo straziante episodio, viviamo una giornata normale della famiglia di Jaimie che continua, anche se molto tempo sia passato, a cercare la comprensione dell’evento distruttivo che ha minato le fondamenta del loro nucleo.

La serie cattura perfettamente le trasformazioni emotive che gli adolescenti sperimentano. I protagonisti navigano tra la gioia intensa, la tristezza profonda e la confusione, riflettendo le complessità delle loro esperienze. La narrazione mette in luce come gli ormoni, le nuove esperienze e le pressioni sociali contribuiscono a queste fluttuazioni emotive. Si parla dei social, delle dinamiche famigliari, delle amicizie, che tutte insieme aiutano a forgiare i ragazzi, a volte facendo vivere loro dei valori che non sono sostenibili a quell’età.

Uno degli aspetti più affascinanti della serie è la ricerca dell’identità. I protagonisti esplorano chi sono e quale sia il loro posto nel mondo, affrontando questioni di stile, interessi, gruppi di amici e orientamento sessuale. La serie mostra come questo processo sia essenziale per la formazione delle credenze e dei valori personali anche se ci lascia parecchio smarriti davanti agli sforzi di tutti gli attori “sociali” che vanno sempre alla ricerca della cosa giusta da fare, quando probabilmente non c’è mai una vera e unica risposta.

Le relazioni sociali sono centralizzate nella serie, evidenziando l’importanza degli amici e delle dinamiche familiari. Gli amici influenzano notevolmente le decisioni e i comportamenti dei protagonisti, mentre le relazioni romantiche e gli innamoramenti vengono esplorati con autenticità e profondità. Le dinamiche familiari, spesso conflittuali, aggiungono ulteriore complessità alla narrazione.

La serie non evita di affrontare le numerose sfide dell’adolescenza. I protagonisti devono gestire pressioni accademiche, aspettative sociali e problemi di salute mentale come ansia e depressione. Inoltre, vengono esplorati temi come l’abuso di sostanze, il bullismo e le influenze dei media, rendendo la serie un ritratto realistico e comprensivo di questa fase della vita.

Un tema ricorrente nella serie è l’importanza del supporto da parte di genitori, insegnanti e altri adulti. La serie mostra come un ambiente di sostegno possa aiutare gli adolescenti a sviluppare autostima, capacità di risoluzione dei problemi e resilienza. Le scuole e le comunità sono rappresentate come fondamentali nel fornire risorse e programmi che promuovano il benessere degli adolescenti.

Non sono uno studioso e quantomeno un esperto, ma dato il successo della serie prodotta da Netflix, ho letto commenti entusiastici oltre alle normali critiche e prese di distanza. Mi colpiscono molto gli psicologi che inondano programmi televisivi e radiofonici che generalmente hanno preso subito le distanze dalla serie. Tendenzialmente la loro visione è quella che non si può parlare di questi argomenti in questo modo. Io credo invece il contrario. Credo che importantissimo sia il parlarne e far vedere a tutti i generi di spettatori, le realtà diverse e lontane dalle loro. La “sensibilità sociale” si ha aprendo le nostre menti alla conoscenza e non serrando la nostra intelligenza alla paura dello sconosciuto. In Inghilterra il Primo Ministro ha giustamente detto che la serie andrebbe fatta vedere nelle scuole, ma nel farlo tutti gli attori coinvolti si dovrebbero rimboccare le maniche e lavorare per comprendere il problema e cercare la soluzione. Ci vorrebbe attenzione, empatia e molto lavoro, ma soprattutto la volontà di farlo. Sono convinto che invece, tranne poche realtà sociali, questa volontà non ci sia e dunque continuiamo a piangere i morti uccisi nella scuole, tra le famiglie, e nella nostra società.

Inutile dire che il successo della serie ha le fondamenta nel cast di attori che con il loro lavoro ha reso la serie diretta da Philip Barantini un vero e proprio capolavoro. Stephen Graham, co-sceneggiatore della serie, rende il padre Eddie un personaggio umile ma molto intenso. È padre e un lavoratore che tenta di dare una vita degna alla sua famiglia, uomo semplice ma padre e marito attento, è forse la vittima più grande della tragedia. Grande prova di recitazione la da anche l’attrice Erin Doherty (ricordate il suo nome!), che disegna la psicologa dei servizi sociali come una seria professionista che usa anche la sua umanità come mezzo professionale. Il confronto tra lei e il ragazzino Jamie, è forse il momento più intenso dell’intero prodotto. Menzione speciale va appunto al piccolo attore Owen Cooper che ci fa comprendere la frase “attori si nasce”. Cooper ci regala tutte le gamme emotive di un giovane ragazzo che si trova davanti qualcosa di immensamente più grande di lui, senza poi capire realmente perchè ci è entrato.

Tutti I genitori dovrebbero vedere questa serie che non è facile da vedere. L’argomento trattato e il modo, diretto e realistico, a volte diventa respingente ma essere genitori dovrebbe voler dire avere il coraggio di proteggere e di salvaguardare.

La scena finale della serie è entrata direttamente nel mio cuore, e non ne uscirà più.

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