Devo dire che il panorama italiano, riguardo i giovani registi, sta iniziando a confezionare degli ottimi prodotti. Sono spesso ben fatti e geniali, e come in questo caso riescono a spostare le barriere del già visto.
Vi ho già parlato dei fratelli D’Innocenzo; vorrei menzionare questa volta i due giovani registi Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, nati su YouTube, creatori di film comico satirici, e ora ideatori di una delle migliori serie televisive italiane in circolazione.
Parlo di The Bad Guy, che si trova su Amazon. In un’Italia futuristica e lievemente distopica, seguiamo le vicissitudini del giudice Nino Scotellaro, un giudice antimafia che lavora per arrestare il capo dei capi Mariano Suro. Scotellaro, dal carattere diretto e burbero, tenta l’arresto clamoroso da anni, ma stranamente ogni volta che sta per acciuffare il latitante, accade sempre qualcosa che lo fa fuggire prima. Sembra evidente che ci sia una talpa nella magistratura, e questo fa impazzire Scotellaro di rabbia.
La mafia si difende, come spesso accade, creando una campagna diffamatoria nei confronti di Scotellaro che susseguentemente viene condannato e portato in carcere. Nel trasferimento la camionetta passa sul ponte dello Stretto (vi avevo detto che era distopico!), che però per via di una scossa di terremoto crolla, inabissandosi nel tratto di mare sottostante.
Scotellaro riesce miracolosamente a salvarsi, e cogliendo l’opportunità di costruirsi una nuova identità, sceglie di andare “dall’altra parte” ed infiltrarsi in Cosa Nostra come Balduccio Remora, capo di un mandamento che viveva in Sud America.
Le vicissitudini a cui va incontro Scotellaro/Remora, sono tante e variegate. Nonostante vi sia un leitmotiv grottesco e comico, la serie affronta anche in modo duro e abbastanza crudele le dinamiche dei due tipi di potere: quelli dello Stato contro la Mafia.
The Bad Guy scorre veloce e si fa vedere con gusto, accompagnato da una bella fotografia, con l’uso di luoghi peculiari e unici, e da una colonna sonora eccezionale.
Luigi Lo Cascio crea un personaggio unico, che vive tra i due mondi, e che coglie le contraddizioni del nostro eroe come qualcosa di inevitabile. Comprende intimamente che Scotellaro e Remora vengono da due mondi diversi e distinti, ma che a volte per necessità si devono incontrare e rispettare. Come controaltare un ottimo Antonio Catania scolpisce un Mariano Suro coerente al personaggio, pieno di risorse e sagacia. Oggetto del vero dilemma di Scotellaro è la moglie, Luvi Bray, avvocato che naviga nel mare degli alti poteri, e che ha un intimo segreto che coinvolge il marito. L’affascinante Claudia Pandolfi cesella il personaggio della Bray con eleganza e profondità. Il coro degli altri personaggi sorregge il castello della storia in modo egregio. Selene Caramazza è la sorella di Scotellaro, carabiniera verace e impavida. La bella e brava Giulia Maenza è la contorta figlia di Suro che diventa, suo malgrado, alleata di Remora nei suoi giorni di mafiosità. Menzione particolare va a Stefano Accorsi che entra nella seconda stagione. Lui è Stefano Testadura, un agente dei servizi che si occupa delle situazioni da “pulire”, una versione attuale del famoso Mr. Wolf di Tarantiniana memoria.
Un ottimo prodotto italiano, dal respiro internazionale che ci regala quello che promette. Da vedere e rivedere.