Dodici astronavi arrivano in dodici posti diversi sulla terra. Sostano ferme nell’aria creando disagio agli esseri terrestri. Quando non conosciamo qualcosa abbiamo paura, e cerchiamo di capire se questo sarà fonte di pericolo. I militari prendono le redini della situazione, panico nel mondo, incertezza, paura.
Pensate di svegliarvi una mattina e sapere che nel vostro paese c’è un astronave aliena. Gli alieni, quelli che hanno albergato nella nostra fantasia collettiva per anni. Qualcosa di affascinante e nello stesso tempo terrificante. Lo sconosciuto. I militari Statunitensi coinvolgono la Dottoressa Louis Banks che è la più autorevole linguista del paese. La mettono a capo di un gruppo di scienziati per cercare di fare l’unica cosa che si possa fare: comunicare con loro.
Ognuno dei dodici paesi è in contatto con l’altro, ognuno scambia informazioni cercando di comprendere come comunicare con gli alieni, per capire cosa vogliono da noi. Lei sale nell’astronave insieme a al fisico Dr. Ian Donnelly (Jeremy Renner) e si trova davanti a uno schermo. Dall’ altra parte ci sono loro, gli heptapodi, e lentamente la Dottoressa inizia a comprendere e a comunicare con loro.
Comunicare con lo sconosciuto, con la fonte della nostra paura, con il vuoto che è in noi. La Donnelly inizia a sognare, a vedere scene della sua vita, immagini e persone. Stephen Fry ha detto “una cosa vera, detta male, è una bugia” . Lei si apre empaticamente verso di loro cercando di capire, di accettare, di rispettare. Gli altri esseri umani invece si fanno prendere da altro. La paura aumenta, lo sconosciuto diventa pericoloso, dobbiamo fare qualcosa…….
Mi dispiace, scriverei per giorni su questo film ma mi fermo qui. Vi dico che sono contento di averlo visto, anzi l’ho visto due volte per trarne maggiore piacere. Se leggerete di questo film troverete che dentro c’è Nolan, Kubrick, e Malick. Che è definito un film di fantascienza, e che l’ American Film Institute lo ha selezionato tra i 10 film migliori dell’anno.
Arrival è composto di quello di cui siamo fatti noi. È un capolavoro sull’amore puro e struggente, sulla maternità, sulla fragilità che può essere vissuta solo con l’empatia. È filosofia e arte, è la lentezza del nostro respiro o il bacio soffice sulle dita della mano di nostra figlia. Grazie Amy Adams di averci regalato i tuoi occhi e i tuoi dubbi, la tua debolezza e la tua forza. Me lo comprerò e me lo rivedrò ogni tanto fino alla fine dei miei giorni, e anche di più. Un palindromo senza fine, un abbraccio morbido.
Non ho più parole.