La cosa bella che mi capita, anche per via di questo scambio che ho con tutti voi, è che spesso mi arrivano consigli per libri e film che probabilmente non avrei mai letto o visto. Dunque, un giorno (grazie Alessandro) mi consigliano di leggere “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella. Il libro narra la storia vera di Samia Yusuf Omar, giovane ragazza Somala, che nasce e cresce con la passione della corsa. Corre in una Somalia piena d’ incertezza, con Al Shabab che inizia a mettere le proprie radici.
Lei vive così, da una parte la vita di famiglia in un villaggio dove tutti curano tutti e l’ affetto è vero e semplice, e dall’ altra la sua voglia di correre di allenarsi e di dimostrare qualcosa più grande di lei. In mezzo a queste due realtà, un paese dilaniato dalle guerre interne dove il fanatismo prende una piega sempre più dura e buia. Samia ama la sua famiglia che le dà radici e tradizioni, ama sua sorella Hodan che quando canta le riempie il cuore, e ama la sua corsa che fa in ogni momento della giornata, anche di notte. Il suo amico Ali l’allena cercando di portare le sue due gambe secche e sfilacciate ad essere sempre più veloci. Lei ci riesce nonostante si alleni nelle strade polverose, e non mangi a dovere. Quando il fanatismo entra prepotentemente nella sua vita, lei corre persino in burqa e di notte pur di allenarsi.
Vince la gara della sua città, Mogadiscio, e poi va a Hargheisa dove ritorna anche lì con una vittoria. Va allora a gareggiare in Djibouti, dopo 26 ore di autobus, e vince. Viene notata da un componente del comitato Olimpico Somalo che le prospetta di poter andare alle Olimpiadi. Corre nei 200 metri a Pechino nel 2008. Guardatevi il filmato. Le altre atlete, Statunitense, Giamaicane, sono alte il doppio di lei. Hanno più massa muscolare. Lei è secca, le sue gambe sono due rami secchi.
Corre con una maglietta bianca regalatale dalla sua famiglia. Corre e arriva ultima, ma lo stadio è tutto per lei. Ha 16 anni. Soli 16 anni.
Torna in Somalia e le dicono che si deve allenare perché lei andrà a rappresentare il suo paese alle Olimpiadi di Londra 2012. Tante persone l’aiutano e tante cose accadono nella sua vita, ma lei corre sempre in avanti con una meta ben decisa, qualcosa che diventa più grande del suo piccolo corpo. La Somalia, paese poverissimo, non la può seguire a dovere allora va in Etiopia con il desiderio poi di andare ad allenarsi in Europa, forse a Londra dove vive il suo idolo, Mo Farah, Somalo anche lui. Nonostante la sua voglia sia quasi disumana, non si arrende e per arrivare alla meta decide di fare qualcosa che è molto più grande di lei, ma lo fa. Fa “ il viaggio” . Decide di andare il Libya e tentare la traversata che la porterà in Italia.
E qui mi fermo.
Questo libro mi ha preso il cuore e non solo. Catozzella, nonostante la giovane età, ha una empatia totale con Samia e scrive un libro in prima persona trasmettendoci persino gli odori della vita di questa coraggiosa ragazza. Si, è una storia vera che probabilmente avrete letto su qualche quotidiano, ma il libro arricchisce l’ intera faccenda portandoci per mano nella vita di Samia, ma direi anche nella vita di molti dei nostri colleghi umani che vivono quei drammi. È un libro, anche questo, che andrebbe letto nelle scuole. Che dovrebbero leggere tutti.
Leggetelo, e regalatelo. Fatelo leggere ai vostri figli perché in questo mondo di merda bisogna avere la consapevolezza di quello che realmente accade e non quello che ci dicono che accada. Personalmente, il libro di Catozzella non ha fatto che rafforzarmi l’idea che mi sono fatto dello stato delle cose, ma di questo ne parlo un’altra volta.
Un triste abbraccio.