Ognuno di noi ha uno zaino sulle spalle. Non bisogna metterci tanto peso dentro. Se hai tanto peso cammini piano e se cammini piano, la morte ti raggiunge subito. In due righe ecco la filosofia di Ryan Bingham (George Clooney) che come lavoro fa il “ tagliatore di teste” , cioè un tizio pagato per licenziare le persone sul luogo di lavoro. Lui si mette seduto, li guarda negli occhi, e dice loro che: “ non servi più “ . Capite che la pressione è immensa, e bisogna difendersi. Come un medico davanti alla morte, o un prete davanti alla sofferenza, il nostro eroe decide che l’unico modo di difendersi è volare. Volare fisicamente. Tanto. Sugli aerei con le tasche piene di carte di credito e di fedeltà. Ma lui vola anche nelle emozioni come facciamo molti di noi. Se si decide di non viverle le emozioni, ci si chiude vivendo vite piene di persone, di oggetti, di eventi, ma che rimangono dove sono. Lontane. Di plastica. Tutto in ordine, come la sua valigia. Punto per punto su uno schermo gigante che ci da gli orari di partenza e di arrivo. Acciaio. Moquette. Vetri puliti.
Jonathan Reitman (regista di Juno) ha diretto un ottimo film, ottimo veramente. Un film comico, triste, malinconico. La storia di un uomo che uccide metaforicamente altri uomini, ma che uccide anche se stesso. Abbiamo tutti le nostre difese, le nostre convinzioni, e tutto questo crea la nostra scorza fino a che….fino a che..
Fino a che George incontra una donna, Alex. Lei viene dal suo stesso mondo, parla la sua stessa lingua, ma qualcosa si crepa. Dalla crepa esce una luce. Quante volte bussano alla nostra porta e noi non sentiamo. Quanti pugni dobbiamo prendere dalla vita per iniziare a sanguinare? Il buon Bingham è costretto a guardarsi nello specchio per via di due donne; una sua giovane assistente Nathalie Keener che è tutta teoria ma che si nutre della sua esperienza e, appunto, Alex. Due faccie della stessa medaglia, due appartenenti ad un mondo che forse ha poco a che vedere con il suo.
Ryan capisce che a volte gli aerei ritardono, che a volte le hostess sono stanche, che i chilometri accumolati non ti ridaranno il tempo perduto per guadagnarli.
E a volte si ha il coraggio di cambiare, di correre verso quella uscita, ed è lì che affrontiamo quello che viene chiamato destino, fato, karma, coincidenze. A volte l’aereo è già partito e noi rimaniamo fermi a guardare il vetro della porta. Il vetro che riflette il nostro viso e che s’appanna della nostra solitudine.